Politica fiscale e imprese | Come funziona e quali sono gli strumenti? - Beetroot srl

Politica fiscale e imprese: come funziona e quali sono gli strumenti?

Cos’è la politica fiscale e come funziona? Tutto quello che c’è da sapere sulla fiscalità, i regimi fiscali e il reddito d'impresa

La fiscalità e le politiche fiscali rappresentano gli strumenti a disposizione dei governi per incentivare l’imprenditoria e l’innovazione. Le politiche fiscali possono contribuire a ridurre il rischio d’impresa e i costi dell’attività imprenditoriale, poiché, attraverso la tassazione, concorrono alla correzione delle disfunzioni del mercato.

La fiscalità riveste un ruolo importante nella creazione di una società equa e di un’economia solida, in quanto contribuisce a ridurre le disuguaglianze sostenendo la mobilità sociale e contrastando le disparità di reddito di mercato.
In maniera analoga, la politica fiscale influisce significativamente sulle decisioni in materia di occupazione, sui livelli d’investimento e sulla volontà di crescita degli imprenditori. A tale fine, le politiche fiscali si basano su quattro priorità: promozione degli investimenti; sostegno all’occupazione; riduzione delle disuguaglianze; garanzia dell’adempimento degli obblighi tributari.

È evidente che avere un’impresa di qualsiasi tipologia (ditta individuale, società di persone, società di capitali) vuol dire produrre un reddito, il reddito d’impresa, e di conseguenza entrare in uno specifico regime fiscale.
È ampiamente dimostrato che le imposte sul reddito delle persone fisiche e delle società si riflettono sulla capacità di crescita e sugli investimenti. Ad esempio, le imposte sul reddito delle società influiscono sulla scelta di ubicazione delle imprese e sugli investimenti diretti nazionali ed esteri. Così, le differenze tra le imposte sui redditi delle società possono determinare il trasferimento degli utili delle multinazionali da paesi ad alta imposizione fiscale verso altri paesi caratterizzati da una bassa tassazione.

In questo modo, progettare un sistema fiscale propizio agli investimenti vuol dire: prevedere tempi di ammortamento più rapidi; rendere deducibili i costi del capitale proprio; migliorare le condizioni per il riporto delle perdite; offrire incentivi fiscali a favore della R&S.
Anche le imposte sul lavoro influenzano sia le decisioni dei cittadini in merito all’opportunità di lavoro, sia le decisioni dei datori di lavoro riguardo le assunzioni.
È chiaro quindi che riduzioni mirate del carico fiscale sul lavoro a beneficio di gruppi vulnerabili possono contribuire ad aumentare i livelli di occupazione, diminuendo al contempo la povertà e l’esclusione sociale. Attualmente il sistema fiscale italiano ha tre forme principali di regimi fiscali:

 

  1. regime forfettario (agevolato), che prevede la determinazione della base imponibile attraverso l’applicazione di un coefficiente di redditività (variabile da attività ad attività) sul reddito conseguito nell’anno; su questo viene applicata di un'aliquota sostitutiva di tipo forfettario pari al 5% (per nuove imprese e per i primi 5 anni di attività) o al 15% (in tutti gli altri casi);
     
  2. regime semplificato per cassa, riservato alle imprese che hanno conseguito ricavi inferiori a 400 mila euro se prestazioni di servizio o 700 mila euro per attività diverse;
     
  3. regime ordinario, prevede la redazione annuale del bilancio di esercizio (come previsto dal codice civile) che rappresenta la situazione economica e patrimoniale dell’impresa.
     

La scelta del regime fiscale per il reddito d’impresa varia in base al tipo di attività esercitata e alla forma societaria. Ad esempio, le società di capitali generalmente adottano un regime fiscale ordinario, con l’obbligo della redazione del bilancio annuale; mentre le imprese individuali e le società di persone adottano un regime fiscale semplificato e non devono redigere il bilancio annuale, ma determinano il reddito d’impresa dalla differenza tra i ricavi e i costi rilevabili direttamente da un prospetto generale della situazione economica.
Infine possono accedere al regime forfettario sia i contribuenti che avviano una nuova attività di impresa o professionale e che prevedono di conseguire ricavi non superiori alla soglia di 65.000 euro, sia i contribuenti già in attività che nell’anno antecedente non abbiano conseguito ricavi o compensi oltre la soglia indicata.

Quindi, partendo dal risultato di bilancio annuale o dalla situazione economica generale, si determina l’ammontare di denaro (imponibile) da sottoporre al cosiddetto prelievo fiscale, che viene tassato in modo differente in base alla forma societaria:

 

 

  • ditte individuali, in base alle aliquote progressive Irpef (imposta sulle persone fisiche) oppure in base alle regole stabilite per il regime fiscale agevolato utilizzato;
     
  • società di persone, in questo caso i redditi sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dall’effettiva percezione, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili;
     
  • società di capitali, in base all’aliquota Ires (imposta sul reddito delle società) proporzionalmente fissata, attualmente pari al 24%;
     
  • enti non commerciali (terzo settore), vengono tassati in base all’aliquota Ires.
     

E’ evidente che non esista una forma giuridica migliore o più conveniente che consenta in assoluto di pagare meno tasse. Ogni soluzione scelta deve essere coerente alla realtà imprenditoriale e alle prospettive dei soci.
Attraverso un’analisi precisa dell’attività che si intende avviare è possibile individuare il regime fiscale più adatto e definire una corretta pianificazione fiscale che tenga conto delle opportunità e criticità tributarie, affinché un’impresa possa intraprendere senza difficoltà il proprio percorso di crescita.